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PETROLIO: IL “POEMA DELLE STRAGI”

Cultura  | 04 February 2026

PETROLIO: IL “POEMA DELLE STRAGI”

«Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di “summa” di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie» Pier Paolo Pasolini, Stampa Sera, 9 gennaio 1975 Preambolo e storia del libro: Nel gennaio del ’75, Pasolini dichiarava alla stampa l’ambizione del pro getto del libro: “Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Basti sapere che è una specie di summa di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie”

Pasolini aveva inviato la prima stesura di Petrolio all’amico Moravia, motivando le scelte stilistiche – la narrazione allegorica, la forma di appunto – nella lettera di accompagnamento: “È un romanzo, ma non è scritto come sono scritti i romanzi la sua lingua e quella che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private o anche per la poesia”.Un’opera totale secondo le intenzioni che avrebbe dovuto mimare ogni linguaggio della società contemporanea. Dalla morte dell’autore alla pubblicazione passeranno 17 anni, Petrolio verrà pubblicato da Einaudi nel 1992. 

Dopo la pubblicazione sul Corriere della sera del 14 novembre 1974 del l’articolo “Il romanzo delle stragi” – costituito da una chiamata in correità dell’intera classe politica democristiana – una settimana dopo l’incrimina 115 zione dei vertici del Sismi per il fallito golpe Borghese del 1970, Pasolini viene lasciato solo. Il libro Petrolio, era stato iniziato nella primavera del 1972 –(durante la crisi petrolifera mondiale) e portato avanti fino alla prematura scomparsa di Pasolini nel 1975. Questo romanzo-saggio-zibaldone esistenziale (definito da Pasolini “poema”), racconta uno spaccato dell’Italia del boom e della sua politica economica tra oscuri complotti di potere e stragi di stato impunite. Pensato come l’opera definitiva, il capolavoro di una vita, l’incompiuto “Petrolio” ricerca nella novellistica medievale i suoi antenati illustri fondendoli con l’attualità più scottante delle cronache giornalistiche in un’opera dai forti contenuti sociali e sessuali che non teme di dare scandalo e che, infatti, suscitò ampie polemiche e dibattiti fin dal suo primo apparire, nel 1992. I capitoli sono chiamati “Appunti”. 

La storia che “Petrolio” racconta – incentrata intorno alle peripezie sessuali del protagonista, Carlo, un ingegnere dell’Eni, a sua volta sdoppiato in due caratteri divergenti – è costituita dalla relazione contraddittoria tra due polarità opposte. (l’ossimoro e il tema dello sdoppiamento sono un leit-motiv dell’opera pasoliniana soprattutto poetica, si veda ad esempio ne La bestia da stile: “Noi siamo perciò una persona sola/la Dissociazione è la struttura delle strutture:/lo Sdoppiamento del personaggio in due personaggi/è la più grande delle invenzioni letterarie)…etc.). 

Vita e politica, natura e storia, sesso e potere – l’una tesa a sopraffare e inghiottire l’altra. Un magistrato, (Vincenzo Calia), nella richiesta di archiviazione sul caso Mattei, morto anch’egli in un attentato per mano sconosciuta, ha usato alcuni “Appunti” di “Petrolio” per ricostruirne i retroscena. Confutando l’ipotesi che vede nelle multinazionali del petrolio concorrenti dell’Eni i 116 mandanti del delitto Mattei, Calia riporta l’oscura vicenda a un torbido scenario italiano, ruotante intorno alla figura di Eugenio Cefis. Come è noto la persona di Cefis è rappresentata in “Petrolio” dal personaggio di Aldo Troya, spregiudicato uomo di potere che punta con ogni mezzo a raggiungere i propri obiettivi.

Le assenze clamorose del libro: Personalmente mi ha colpito l’assenza dell’intero capitolo del libro, in titolato “Lampi dell’Eni” presumibilmente dedicato alla questione. Al suo posto una lacuna riempita solo dal titolo e dalla pagina bianca. Resta però il fatto che in un altro punto del romanzo Pasolini fa riferimento a esso come a un testo già scritto. L’altra assenza importante è quella di materiali extra-letterari, presi direttamente dalla cronaca del tempo che Pasolini intendeva inserire. Pasolini ha dichiarato di voler inserire, come spartiacque tra la prima e la seconda parte del libro, tre discorsi di Cefis – uno dei quali di particolare rilievo, intitolato “La mia patria si chiama multinazionale”, pronunciato all’Accademia militare di Modena, in cui si prefigura l’ingresso dell’Italia in un’economia globale sotto la protezione dell’ombrello atlantico. In nessuna delle tre pregevoli edizioni che ha avuto il romanzo, inspiegabilmente, questi di scorsi, ora leggibili in “Frocio e basta” Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti in un saggio, recentemente ristampato da Effige, col titolo “Frocio e basta” – allusivo all’interpretazione inadeguata e riduttiva con cui è stata letta quella morte orrenda, sono stati inseriti. Carlo, ma racchiude in un unico corpo due diversi individui: Carlo di Polis e Carlo di Tetis. Il termine Polis corrisponde etimologicamente alla città, rimandando, quindi, alla dimensione razionale e 117 pubblica dell’individuo; Tetis invece corrisponde alla sessualità, la parte pulsionale e nascosta dell’uomo comune. Polis e Tetis, così come l’apolli neo e il dionisiaco di Nietzsche, sono due aspetti opposti che rappresen tano due facce della stessa medaglia.  I Godoari, Gli argonauti e il “merda” e le prefazioni posticipate: Tra i capitoli(Appunti) del libro trovo personalmente coinvolgenti e letterariamente significativi “I Godoari, Gli Argonauti e Il Merda, e le prefazioni posticipate” per la loro capacità d’invenzione letteraria, cita zione storico-mitologica, l’intento progettuale e metaforico del libro e disillusione morale sulla sconfitta del proletariato completamente arreso e assuefatto al neo-capitalismo e consumismo. Cito a proposito dei Godoari una riflessione che trovo molto pertinente e centrata di Ulisse Dogà: “Voglio ora esplicitare questa figurabilità poetica o impressionismo poetico dei frammenti di Petrolio titolati I Godoari ; difatti, contrariamente allo stile tenuto intenzionalmente “bassoˮ per tutto il romanzo, il “paesaggioˮ dei Godoari viene evocato e stilizzato li ricamente ; così facendo Pasolini da un lato amplia avanguardisticamente l’area della poesia contaminando prosaicamente la sua forma con la descrizione di un determinato fenomeno storico e sociale ; dall’altro – simile in questo alle contemporanee operazioni di Bonnefoy e Zanzotto – egli trasfigura e fa letteralmente “emergereˮ il dato storico come paesaggio naturale/pietrificato attraverso un linguaggio “altroˮ, finalmente non reificato e compromesso. È grazie a questa emergenza poetica, che filtra e depura il dato storicosociale dalla sua aura di immediatezza e necessità, che questo dato si offre più chiaramente alla nostra percezione e quindi alla sua critica.” Ulisse Dogà (Uni versité de Erfurt).

 

Facciamo nostre infine condividendole in pieno le conclusioni di Gianni D’Elia nel suo libro “Il petrolio delle Stragi”, Effigie, 2006 quando a pag. 20 scrive: “L’eresia di Pasolini è la sua ideologia in atto della «vita contro la storia», è la sua lotta(«furia filosofica» e «indignazione politica») contro il dogma moderno dello sviluppo dell’ “universo orrendo” del nuovo potere globale…” E poi più avanti a pag. 35: “Lo scandalo del doppio. Petrolio è entrambe le cose: invenzione e documento. Il vero scandalo di Pasolini è il doppio:lo scandalo del doppio minaccia la cultura e la politica italiana…” Non mi sarei meravigliato se tra i documenti storici da inserire nel libro Pasolini avesse inserito il suo l’articolo famoso apparso sul Corriere delle Sera (Pasolini amava citare e autocitarsi) e che innescò probabilmente le attenzioni non certo giornalistiche-letterarie su Pasolini Corsaro, Luterano e Politico. 

 

Ne riportiamo un estratto per la sua bellezza e inviolabile forza (non sottraibile e non manipolabile) di referto storico. “IO SO... Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. 119 Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”. Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assi curato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare 120 l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ’68 non è poi così difficile. Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio…” Pier Paolo Pasolini (Corriere della Sera, 14 novembre 1974). 

Conclusioni e “Appunti” su Petrolio: -Petrolio è un romanzo antiromanzo, un testamento e opera totale in compiuta sulla preistoria del capitalismo e la disperata vitalità del Poeta. -Petrolio è il poema della frammentazione, contaminazione intermediale e plurilinguistica fatto di Invenzione e documento storico(per corso iniziato in Poesia con Trasumanar e Organizzar e giornalisticamente con tutti gli Scritti Corsari e Luterani). -Nell’ultimo Pasolini frammentarietà, simbolismo e critica sociale sono portate al massimo grado, è l’esito della ricerca di una vita. Petrolio è un lungo romanzo poematico in cui i capitoli sono frammenti di vita e frames cinematografici chiamati “Appunti”. -Petrolio è dunque un implacabile atto di accusa contro il consumismo e la violenza della società neocapitalista e contro quell’intreccio tra politica, affari e denaro che caratterizzavano e caratterizzano tutt’ora la società italiana. 

Il romanzo è lo specchio di una realtà frammentata, spesso vile e 121 doppia, non chiara, imprevedibile, ma soprattutto contraddittoria e disumana -Pasolini aveva capito in anticipo “mutazione antropologica” della classe dirigente, oltre che del popolo, ed iniziato a denunciarlo e riba dirlo ad ogni costo e con ogni mezzo(Scritti corsari e luterani) ciò che stava succedendo in Italia, e cioè il passaggio da un potere di stampo clerico-fascista a un nuovo potere, multinazionale, tollerante e criminale-mafioso. 

Pasolini è stato “suicidato fisicamente” dal potere mafia-capitale e letterariamente dai falsi amici letterati, e Petrolio anche se non è il capolavoro che Pasolini intendeva scrivere ma forse solo un grande e aureo giacimento di idee e d’inchiostro, una serie di appunti geniali per un capo lavoro, uno zibaldone di riflessioni sulla società capitalistica di un poeta che aveva intuito che il vero capolavoro era la sua “disperata vitalità” la sua vita di uomo coraggioso e libero, tragicamente e prematuramente interrotta da un’ inciviltà che non era pronta e non sopportava di lasciarsi spiattellare in faccia la sua violenza e le sue contraddizioni.

DONATO DI POCE

 

in P.P.PASOLINI: L’ossimoro vivente, da Petrolio: Il Poema delle stragi, di Donato Di Poce, I Quaderni del Bardo, Copertino (LE), 2025, pp. 96-101.

 

Il volume sarà presentato in anteprima a Milano giovedì 5 febbraio alle ore 18:00, presso la Biblioteca Ostinata, in Via Osti 6.

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