Nereto - Ci sono notizie che non si leggono soltanto con gli occhi, ma che si avvertono come un peso nel cuore. L’aggressione subita da un docente dell’Istituto Superiore Peano-Rosa di Nereto da parte di quattro studenti appartiene a questa categoria.
Per chi ha attraversato quelle aule, vissuto quei corridoi e condiviso l’esperienza di una comunità scolastica che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per il territorio, quanto accaduto non può essere considerato un semplice episodio di cronaca. È una ferita che coinvolge l’intera scuola.
Da ex rappresentante d’istituto, il mio pensiero va anzitutto al docente aggredito, al quale esprimo la più sincera vicinanza e solidarietà. Ma il mio pensiero va anche a tutti quegli insegnanti che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con dedizione, spesso affrontando difficoltà che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico.
La scuola non è soltanto il luogo in cui si trasmettono conoscenze. È il luogo in cui si costruiscono coscienze, si formano caratteri e si educano le future generazioni al senso civico. È uno spazio in cui il dialogo dovrebbe sempre prevalere sullo scontro, la ragione sulla forza, il rispetto sull’arroganza.
Quando un insegnante viene aggredito, non viene colpita soltanto una persona. Viene colpita un’istituzione che rappresenta cultura, educazione e crescita. Viene colpito il principio stesso secondo cui il confronto deve avvenire attraverso le parole e mai attraverso la violenza.
La gravità di quanto accaduto impone una riflessione collettiva. Non per individuare scorciatoie o giustificazioni, ma per comprendere come sia possibile rafforzare quei valori che costituiscono il fondamento della convivenza civile. Il rispetto non è una formalità né un concetto astratto: è il presupposto indispensabile di ogni relazione umana e di ogni comunità democratica.
Il Peano-Rosa ha contribuito alla formazione di generazioni di studenti, lasciando in molti di noi ricordi, insegnamenti ed esempi che continuano a vivere ben oltre gli anni scolastici. È per questo che oggi più che mai occorre difendere il significato più autentico della scuola: un luogo di crescita, di confronto e di responsabilità.
Auspico che da questo episodio possa nascere una rinnovata consapevolezza del ruolo educativo che scuola, famiglie e istituzioni sono chiamate a svolgere insieme. Perché il rispetto non può essere considerato un valore accessorio: è la base sulla quale si costruisce ogni futuro possibile.
E la scuola merita di essere ricordata per ciò che insegna, non per la violenza che subisce.
