Teramo - "Quando nella giornata di ieri abbiamo appreso che il grande murale di Sandro Melarangelo verrà nuovamente coperto abbiamo provato un forte dispiacere e una profonda amarezza. Sono passati solo pochi giorni dalla mostra che il maestro teramano ha dedicato a Tom Di Paolantonio e a Pasquale Di Massimantonio e proprio in quell’occasione Sandro ci aveva restituito la memoria viva di quell’opera, ricordandoci le battaglie combattute affinché non venisse coperta definitivamente. Oggi, una decisione tanto inspiegabile quanto dolorosa rischia di privare ancora una volta la comunità di un patrimonio storico, culturale e sociale inestimabile.
Il monumentale murale di Melarangelo, ispirato al muralismo messicano di Diego Rivera, José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros, sta per essere nuovamente nascosto. Stanno per essere coperte da un pannello raffigurante una fantasia anonima le lotte dei braccianti e degli operai dell’alta valle del Vomano dal dopoguerra fino agli anni ’70 che Melarangelo era riuscito a immortalare con una rara forza espressiva.
Una decisione che appare ancor più incomprensibile se si pensa che solo cinque anni fa, nel dicembre del 2021, si celebrava la sua riscoperta. Quella parete, situata nell’ex salone delle riunioni della CGIL - oggi sede dell’ADSU in via Delfico - era rimasta sepolta e dimenticata dagli anni ‘90 dietro un muro di cartongesso. Grazie all'impegno del comitato per il centenario del grande sindacalista e parlamentare Luigi “Tom” Di Paolantonio – che commissionò il lavoro poco prima di morire – e alla sinergia tra CGIL, ADSU e Regione Abruzzo, l’opera era stata finalmente restituita alla cittadinanza.
Quel traguardo doveva essere solo l’inizio di un percorso volto al completamento del restauro e a una fruizione pubblica permanente. Oggi, al contrario, assistiamo a un clamoroso e doloroso arretramento: uno schiaffo postumo alla memoria di Tom e di Pasquale Di Massimantonio, che tanto si sono spesi per la salvaguardia di questa testimonianza.
Coprire nuovamente i volti, le storie e il sacrificio dei lavoratori teramani è un atto che ferisce profondamente la memoria collettiva. Vedere l’opera profanata in questo stato, con una scala appoggiata direttamente sulla superficie pittorica, stringe il cuore. La figura di Giuseppe Di Vittorio, ferita e coperta dai pioli, trafigge lo sguardo. La cultura e la memoria storica non si occultano, si valorizzano. Chiediamo con forza che questa decisione scellerata venga immediatamente revocata. Non possiamo restare in silenzio di fronte a questo scempio. Scempio perpetrato nella sede teramana dell'Azienda per il Diritto agli Studi Universitari. Diritto, sì, di ricevere servizi e contributi economici, ma anche diritto alla conoscenza di un territorio. Quest'ultima non può essere oscurata proprio da coloro che dovrebbero lavorare per favorire la crescita degli studenti, attraverso l'accesso allo studio e alla conoscenza.
E allora, dinanzi a questo atto vergognoso, non possiamo che evocare parole ancora estremamente attuali, invitando tutti alla mobilitazione: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza»" scrive Luca Matrocola.
E sui social scoppia la polemica su un'opera che verrà "nascosta".
