Teramo - Nel territorio della provincia di Teramo l’emergenza abitativa continua a crescere mentre il cosiddetto "Piano Casa" del Governo Meloni rischia di produrre effetti insufficienti e in alcuni casi persino peggiorativi per le famiglie, i pensionati e i lavoratori in difficoltà. Secondo quanto annunciato dal Governo, il decreto dovrebbe consentire il recupero di 60 mila alloggi ERP sfitti a livello nazionale, sostenere gli affitti calmierati e velocizzare gli interventi attraverso commissari straordinari. Ma leggendo nel dettaglio le misure emergono criticità profonde che colpiscono direttamente anche il territorio teramano. Nel Comune di Teramo si stimano oggi circa 250-300 alloggi ERP non assegnabili, perché necessitano di manutenzione straordinaria o interventi di riqualificazione. Un dato estremamente grave se si considera l’aumento costante delle richieste di edilizia residenziale pubblica e delle situazioni di emergenza abitativa registrate dagli uffici comunali. Il Comune continua infatti a pubblicare bandi straordinari per l’emergenza casa e per le assegnazioni ERP. Il Governo parla di recupero degli alloggi pubblici sfitti, ma le risorse previste risultano distribuite nell’arco di cinque anni e appaiono insufficienti rispetto ai reali bisogni dei territori. Nel Teramano, dove centinaia di alloggi risultano oggi inutilizzabili, il rischio concreto è che il recupero effettivo resti molto inferiore alle necessità. Inoltre non è chiaro quale quota degli interventi sarà destinata realmente all’ERP pubblico e quale invece al social housing gestito attraverso fondi immobiliari privati. Il decreto prevede anche la possibilità di vendere gli alloggi ERP a prezzo di mercato. Una scelta che rischia di ridurre ulteriormente il patrimonio pubblico disponibile proprio mentre aumentano le famiglie in difficoltà. I proventi delle vendite, infatti, non saranno interamente reinvestiti per nuove case popolari: una parte servirà a coprire i deficit degli enti gestori e un’altra confluirà nel fondo per l’ammortamento del debito pubblico. Questo significa meno alloggi disponibili per chi aspetta una casa popolare e meno capacità di risposta dei Comuni. Il nuovo fondo per la morosità incolpevole degli assegnatari ERP sarà finanziato sottraendo risorse al fondo nazionale sostegno affitti destinato agli inquilini privati. Inoltre una quota del fondo sarà alimentata dagli stessi canoni ERP pagati dagli assegnatari delle case popolari. Le conseguenze rischiano di essere pesanti: meno risorse per la manutenzione degli alloggi pubblici; meno fondi per sostenere le famiglie in affitto; maggior rischio di aumento dei canoni ERP. Il Governo prevede la nomina di commissari straordinari con poteri speciali in deroga alla pianificazione urbanistica comunale e regionale. Una misura che centralizza le decisioni e riduce il ruolo dei Comuni, compreso quello del Comune di Teramo, proprio su un tema strategico come il diritto alla casa. I commissari resteranno in carica due anni, mentre gli interventi previsti dureranno fino a dieci anni. Rimane quindi aperto il problema di chi gestirà realmente opere, manutenzione e programmazione nel lungo periodo. Le nuove abitazioni previste dal piano saranno realizzate anche tramite fondi immobiliari partecipati da Cassa Depositi e Prestiti. Gli affitti dovrebbero essere ridotti del 30% rispetto al mercato, ma nella realtà molti lavoratori teramani non riescono già oggi a sostenere canoni superiori a 600-700 euro mensili. Anche l’accesso ai mutui resta proibitivo: per ottenere un finanziamento da circa 170 mila euro occorre un reddito netto vicino ai 1.800 euro mensili, una soglia lontana dagli stipendi medi di molti giovani e lavoratori precari del territorio. Mentre il recupero e la costruzione di nuovi alloggi richiederanno anni, il decreto accelera le procedure di sfratto. Nel frattempo continua la crescita degli affitti brevi e della trasformazione degli immobili destinati alla locazione stabile, senza che ai Comuni vengano dati strumenti concreti per tutelare le famiglie in difficoltà. Per affrontare seriamente l’emergenza abitativa nella provincia di Teramo servono misure immediate e strutturali: Recupero reale e immediato degli alloggi ERP sfitti; Rifinanziamento del fondo sostegno affitti; Incentivi fiscali per favorire la locazione stabile; Riforma delle locazioni private; Una legge quadro nazionale sull’edilizia residenziale pubblica; Utilizzo del patrimonio immobiliare privato sfitto; Confronto permanente con sindacati degli inquilini, organizzazioni dei lavoratori e parti sociali. Il diritto alla casa non può essere affidato esclusivamente al mercato o alla finanza immobiliare. Nel territorio teramano servono investimenti pubblici, manutenzione degli alloggi esistenti e politiche abitative capaci di rispondere concretamente alle esigenze delle famiglie, dei giovani, dei pensionati e dei lavoratori.
