L'ALTRO SPAZIO
foglio critico settimanale sulla letteratura internazionale
ideato e curato da Massimo Ridolfi
ricerche e testi di Ivan Pozzoni
in memoria di Giorgio Linguaglossa (1949-2026)
BRASILE: ZUCA SARDAN (1933-2026)
Zuca Sardan (1933-2026) e la demolizione comica dell’autorità
La satira politica comincia quando le parole del potere vengono prese sul serio fino a diventare ridicole. Il sovrano si presenta come incarnazione dello Stato, garante dell’ordine e custode della continuità storica; il poeta satirico ne osserva le promesse, le posture, le oscillazioni e le proporzioni corporee. In Zuca Sardan l’autorità perde la distanza cerimoniale che la protegge: viene ricondotta al corpo, al linguaggio, all’interesse e alla contraddizione. La sua grandezza appare come un effetto di rappresentazione, una convenzione che deve essere rovesciata cambiando prospettiva.”A altura do Soberano / Depende da altura de seu povo” (“L’altezza del Sovrano dipende dall’altezza del suo popolo”), verso attribuito a Morfologia do soberano, condensa il procedimento in una macchina logica. Il portoghese altura indica la dimensione fisica e richiama, in estensione, la statura morale o politica. Il lettore viene orientato verso il significato figurato, quello della dignità del governante; il verso lo riporta alla misura corporea. La metafora della grandezza politica viene sottoposta a una prova materiale, come se la dignità del comando dipendesse da un metro da sarto. Il bersaglio non è il sovrano: è il sistema simbolico che trasforma una posizione istituzionale in presunta superiorità personale. Senza un popolo disposto a riconoscergli statura, il trono resta un mobile ingombrante. La battuta successiva, “Assim, o Soberano dos suecos / Mais alto é que o... / dos esquimós” (“Così, il Sovrano degli svedesi è più alto di quello… degli eschimesi”), porta il gioco verso una comicità scolastica. La gerarchia politica diventa un confronto antropometrico; il prestigio nazionale si riduce a una questione di centimetri. La pausa prima dell’ultima parola costruisce l’attesa, mentre il completamento della frase fa collassare il registro solenne in una classificazione grottesca. Il potere, abituato a parlare in nome di valori universali, viene misurato con una convenzione corporea. La promessa politica è un bersaglio ideale. “Só deve o Soberano prometer / o que deseja mesmo / cumprir de verdade” (“Il Sovrano dovrebbe promettere soltanto ciò che desidera davvero mantenere”), recita il testo attribuito a Morfologia do soberano. La frase successiva, “O difícil é depois / não mudar de idéias...” (“La difficoltà viene dopo: non cambiare idea…”), incrina la tranquillità della massima. La promessa viene pronunciata nel presente, il suo adempimento appartiene a un futuro esposto al mutamento degli interessi e dei rapporti di forza. Il cittadino conserva memoria dell’impegno; il governante tenta di ridefinirne il contesto. La satira rende visibile questa asimmetria senza bisogno di un trattato: basta mettere accanto alla regola morale la fragilità di chi dovrebbe rispettarla.
La caricatura del sovrano si inserisce in una tradizione che sottopone a verifica le rappresentazioni pubbliche dell’autorità. Le istituzioni devono apparire stabili delle persone che le incarnano: titoli, cerimonie e protocolli trasformano individui contingenti in figure necessarie. Il potere ha bisogno di una scenografia, perché il suo funzionamento non coincide mai con la sua rappresentazione. La satira entra in scena fuori copione e mostra i fili che reggono il fondale.”Um Soberano que se apóia / num só Partido / faz inclinar o barco estatal / e apressa o naufrágio” (“Un Sovrano che si appoggia a un solo partito inclina la nave dello Stato e accelera il naufragio”) trasforma l’equilibrio istituzionale in una scena fisica. La nave dello Stato è una metafora tradizionale della comunità politica; diventa un oggetto instabile, sensibile alla distribuzione del peso. La chiusa “Principalmente, / se for gordo” (“Soprattutto, se è grasso”) precipita l’immagine nella caricatura corporea. Il governante non è il timoniere della storia: è un peso che inclina l’imbarcazione. La battuta attacca la concentrazione del potere, perché il sostegno di una parte viene scambiato con la stabilità dell’intero. La diagnosi politica si fa memorabile attraverso una scena che chiunque è in grado di immaginare. Il prestigio, inoltre, non dipende soltanto dalla forza istituzionale. Un’autorità riesce a imporre una decisione senza impedire che venga ricordata come assurda; a controllare un ufficio senza controllare il significato pubblico dei propri gesti. La satira non sostituisce le procedure giuridiche, le elezioni o i controlli istituzionali, e non garantisce una trasformazione politica. Può sottrarre al potere una risorsa importante: l’apparenza di essere inevitabile. Ridere della maschera significa riconoscere che è stata costruita e che deve essere contestata.
La critica di Sardan raggiunge un livello ulteriore quando il sovrano si dissolve in una riflessione sulla morte e sulla salvezza. L’autorità politica non è l’unica istituzione che pretende di sottrarre le sue affermazioni alla verifica: le promesse morali e metafisiche chiedono fiducia nel presente in nome di un risultato futuro. La satira segue la promessa fino al punto in cui emerge la sproporzione tra il sacrificio richiesto e la garanzia offerta.”Os Deuses eles mesmos morrem / mas os vermes soberranos / demorram roendo / roendo ...” (“Gli dèi stessi muoiono, ma i vermi sovrani indugiano a rodere, a rodere…”), verso attribuito a Osso do coração (Editora da Unicamp, 1993), deforma la lingua a degradare l’immagine del potere. Soberranos altera soberanos, saldando la sovranità alla condizione verminosa; demorram suggerisce una durata esitante, mentre la ripetizione di roendo imita il gesto che prolunga. Gli dèi muoiono, i sovrani-vermi continuano a rodere: la grandezza trascendente viene rovesciata in persistenza parassitaria. Quando le figure ufficiali perdono credibilità, i meccanismi che le sostengono continuano a operare. Il verme non ha la dignità dell’eroe tragico; ha la capacità di consumare lentamente. La stessa strategia investe la salvezza. “A vida é curta / e a salvação difícil...” (“La vita è breve e la salvezza è difficile…”) e “Além de que a salvação pessoal / parece um negócio / dos mais duvidosos...” (“Inoltre, la salvezza personale sembra un affare dei più dubbi…”), versi attribuiti ad Ás de colete (Editora da Unicamp, 1994), traducono la questione metafisica nel lessico della convenienza. La salvezza diventa un affare da valutare in termini di costi, affidabilità e risultato. “Conviria primeiro saber / se a salvação em si / existe” (“Sarebbe opportuno sapere prima se la salvezza in sé esiste”) conduce al “calotemetafísico” (“fregatura metafisica”): il credente appare come un creditore che ha sostenuto sacrifici e attende una prestazione. Il rischio è scoprire che il garante non riesce a essere chiamato a rispondere secondo le regole del contratto. La poesia marginale e le forme editoriali non convenzionali completano il quadro. La critica ha letto l’umorismo di “Morfologia do soberano” come risorsa di desacralizzazione e come modalità di costruzione di una visione del mondo critica; lo studio di Deise Daiana Gugeler Bazanella e Teresa Cabañas dedicato al poema collega tale funzione al contesto della poesia marginale brasiliana. Il gioco linguistico non è un ornamento aggiunto a un messaggio politico: è il mezzo con cui il testo rende la critica comunicabile e memorabile. La deformazione delle parole, gli scarti di registro e le immagini corporee rompono la distanza fra autorità e lettore. Il sovrano non perde il posto quando viene deriso. Perde il monopolio della sua rappresentazione. La nave statale, la promessa tradita e il credito metafisico mostrano che il potere dipende da parole, rituali e attese collettive.
