Pineto - Al convegno “La nuova Pineta di Scerne (Proposta)”, organizzato dal “Movimento Pineto Verde” sabato 24 ottobre all’hotel Parco degli Ulivi a Scerne di Pineto, è stata illustrata una proposta di progetto per la realizzazione di una pineta sui tre chilometri di costa tra Scerne e il Quartiere dei Poeti di Pineto, con moduli di 100 metri di lunghezza e 35 metri di profondità, con l’idea di riproporre il modello identitario della pineta che già esiste sul resto della costa pinetese.
L’associazione “Paliurus – natura, storia ed ecoturismo APS”, con l’intervento a fine convegno del presidente Francesco Verrocchio e con i dettagli della presente nota, vuole mettere in evidenza come, al di là dell’apprezzabile volontà dei promotori e della compagine politica di voler piantare alberi, ci sia bisogno di una visione più contestualizzata sia storicamente che ecologicamente, fondata sui principi scientifici dell'ecologia vegetale e del restauro ambientale.
La prima puntualizzazione da fare è che oggi appare anacronistico continuare a proporre interventi di forestazione basati sull’impiego circoscritto a due sole specie forestali (in questo caso Pino d’Aleppo, i cui ecotipi, qualora previsti, devono essere rigorosamente locali per preservare l'adattamento genetico territoriale, e Pioppo bianco). Come ampiamente dimostrato dalla scuola fitosociologica italiana (fondata da Sandro Pignatti nella sua monumentale Flora d'Italia) e dagli studi sulla vegetazione costiera adriatica di Enrico Biondi, le criticità di tali approcci monospecifici risiedono nella scarsa biodiversità e nell’alta vulnerabilità fitosanitaria: i recenti attacchi del coleottero Tomicus destruens e l’attuale crisi dovuta alla cocciniglia tartaruga ne sono un esempio lampante.
Ricordiamoci che Luigi Corrado Filiani, fondatore di Pineto, mise a dimora la sua pineta in un contesto storico in cui venivano promosse le bonifiche costiere, creando addirittura un terrapieno artificiale di terreno fertile di riporto. Oggi, alla luce dei moderni criteri di conservazione della natura e recupero ecologico (Fabio Pedrotti, Conservazione della natura e dei suoi beni ambientali; Carlo Blasi, La vegetazione d'Italia), un intervento di questo tipo non sarebbe scientificamente accettabile, poiché determinerebbe la perdita irreversibile di un habitat naturale e psammofilo peculiare. Gli standard di forestazione contemporanea, avvalorati anche dal quadro normativo del Regolamento Europeo 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), prediligono soluzioni basate sulla natura e l’impiego di una pluralità di specie arboree e arbustive autoctone, strutturate in consociazioni ecologicamente compatibili che favoriscono la spontanea evoluzione ecologica dei siti.
La seconda puntualizzazione vuole far riflettere sulla scelta tecnica e politica di mettere a dimora una pineta in quel tratto di territorio di Pineto. Come evidenziato da analisi storiche e paesaggistiche specifiche sul litorale regionale (Kevin Cianfaglione et al., studi sulla trasformazione della costa adriatica centrale), sono decenni che abbiamo imparato ad apprezzare un tratto di costa unico e diverso dagli altri, caratterizzato da una flora e una vegetazione dunale particolari, ai margini di un paesaggio agrario tradizionale e con scorci che si aprono fino alla prima quinta collinare. Annullare questa specificità per fare una copia conforme della parte più a sud significherebbe cancellare una diversità che costituisce un valore aggiunto anche per l’offerta turistica.
Le altre proposte illustrate al convegno hanno riguardato la messa a dimora di pioppi bianchi sul lungomare di Scerne per aumentare l’ombreggiamento e lo sviluppo di un’area naturalistica alla foce del Vomano, con aree umide funzionali alla sosta di uccelli migratori. A tal proposito, va evidenziato che la stessa definizione tassonomica di pioppo bianco non è univoca né precisa, in quanto esistono molteplici ecotipi di pioppo bianco fortemente influenzati da fenomeni di ibridazione, i quali richiedono la massima attenzione nella selezione vivaistica. Condividendo l'intento di valorizzazione, osserviamo solo che per il lungomare di Scerne potrebbe essere auspicato qualcosa di più: forse è qui, più che a sud, verso Villa Fumosa, che occorre pensare a una forestazione urbana che possa finalmente ricucire il tessuto urbano al lungomare, dando valore al waterfront e mitigando gli effetti di isola di calore estivi. Invitiamo seriamente i cittadini di Scerne a voler riporre maggiori energie su questa parte del territorio per una strategica qualità di vita futura.
L’accezione di “Pineto Città Verde” secondo noi deve guardare a tutti gli aspetti legati al verde pubblico, alla natura, al rispetto dell’ambiente e non fermarsi al banale simbolo identitario della pineta monospecifica che le ha dato il nome. Essere una città verde è anche saper cogliere l’occasione di essere all’avanguardia nella gestione del territorio dal punto di vista della salvaguardia degli ecosistemi urbani, agricoli e marini, conservando ciò che si ha e ripristinando ciò che è degradato. Oggi non ci sono più scuse, si è costretti anche dalla legge. Si vuole essere ricordati come Filiani per aver lasciato una bella eredità ai posteri? Allora che si abbia il coraggio fino in fondo di portare avanti un progetto ambizioso di rinaturalizzazione a tutto tondo, evitando una pianificazione antropocentrica, e guardando alle nuove opportunità di benessere per residenti e visitatori.
Con questa nota ci uniamo anche alla riflessione fatta dagli amici dell’associazione Custodes Terrae: sono trent’anni e più che si parla di una pineta in quella zona e la volontà politica di conservare quel tratto di territorio è ormai chiara ed è sempre più condivisa. Sarebbe auspicabile un esempio virtuoso di sussidiarietà orizzontale per il bene pubblico: proprietari e imprenditori che condividono un’idea lungimirante di territorio autenticamente valorizzato, nell’interesse generale della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, sancito oggi anche dall’articolo 9 della Costituzione.
L’associazione Paliurus ringrazia il “Movimento Pineto Verde” per l’occasione di dibattito avviata e rimane a disposizione seguendo con attenzione le prossime tappe che dovessero essere portate avanti e contribuendo con la propria esperienza e i suggerimenti che possano essere utili al bene comune.
