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WALTER BENJAMIN: KARL KRAUS E LA CRITICA DISTRUTTIVA

Cultura  | 17 October 2026

WALTER BENJAMIN: KARL KRAUS E LA CRITICA DISTRUTTIVA

 

Il respiro più lungo è dell’aforisma. 

Uno che sa scrivere aforismi non dovrebbe disperdersi a fare dei saggi.

Il superuomo è un ideale prematuro, che presuppone l’uomo.

(Karl Kraus, da Detti e Contraddetti, Adelphi)

 

Chi era Karl Kraus:

Karl Kraus (Jičín, 28 aprile 1874 – Vienna, 12 giugno 1936) è stato uno scrittore, giornalista, aforista, umorista, saggista, commediografo, poeta. Kraus fu uno studente modello, iniziò a riflettere come scuola e famiglia patriarcale fossero doveri e schemi prestabiliti, che lui da spirito libero aborriva. Studiò giurisprudenza e filosofia, ma si dedicò al giornalismo e fu poeta, critico e autore satirico: criticò il movimento sionista e la società cattolica dell’epoca; difese gli svantaggiati e gli ultimi della società.

Kraus, tuttavia non aderì né al comunismo né ai partiti socialisti; condusse una propria battaglia per difendere il linguaggio e fu l’unico scrittore della sua rivista dal 1911. Nel 1899 ripudiò la fede ebraica e il 1º aprile di quello stesso anno pubblicò il primo numero della rivista satirica Die Fackel (“La Fiaccola”), da lui fondata e che continuò a dirigere, nonché a pubblicarvi i propri articoli, sino alla morte. Raro esempio di opposizione alla guerra tra gli intellettuali europei dell’epoca, in molti ritengono che il capolavoro di Kraus sia la commedia satirica Gli ultimi giorni dell’umanità.

Il suo riconoscimento fu tale che all’epoca venne letto, tra molti altri, da “Sigmund Freud, Arnold Schönberg, Georg Trakl, Ludwig Wittgenstein, Elias Canetti, gli amici di Kraus Peter Altenberg e Adolf Loos; in Germania, Else Laske-Schüler, Bertolt Brecht, Walter Benjamin, Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, vale a dire le menti più brillanti del suo tempo.

 

Influenza di Kraus su Benjamin:

Vale la pena notare che il pensiero di Kraus non fu espresso in modo sistematico, ma piuttosto frammentato, in aforismi e articoli incendiari sulla sua rivista (La Fiaccola) di cui Benjamin era un appassionato lettore.

Come vedremo, Benjamin condivide e rielabora nei suoi scritti successivi oltre alla tecnica di scrivere per frammenti e lavorare molto sulle citazioni, vari elementi e concetti affrontati da Kraus, come:

·                    il concetto di «distruzione»

·                    la difesa del linguaggio poetico

·                    la critica della borghesia dell’epoca 

·                    il potere di manipolazione dei media

che saranno fondamentali per l’opera di Benjamin negli anni parigini.

Kraus criticava aspramente la stampa, e chiamava “opinione pubblica”, ovvero l’opinione della stampa, che obbedisce a interessi economici privati ma viene ripetuta più volte nelle edizioni del mattino, della sera o della domenica. Questa opinione pubblica, così concepita, una volta diffusa massicciamente, inizia a circolare come una merce, passando da una persona all’altra e venendo ripetuta senza ulteriori analisi critiche. In questo senso, l’opinione pubblica costruita dalla stampa impedisce al pubblico dei lettori di pensare con la propria testaed a far diventare così l’opinione del potere un’opinione della maggioranza dei cittadini, un’opinione per realtà assoluta una praxis di verità consolidata.

 

Walter Benjamin e il suo lungo saggio intitolato “Karl Kraus”:

Per Benjamin, Kraus era un punto di riferimento importante. Già nel suo libro del 1926 Strada a senso unico, gli dedicò il frammento intitolato “Monumento ai caduti”.

Tra il marzo 1930 e il febbraio 1931 scrisse il famoso saggio “Karl Kraus” e lo pubblicò nel marzo di quell’anno sulla Frankfurter Zeitung. Kraus stesso era all’epoca un fenomeno culturale. Quando scrisse questo saggio, Benjamin stava cercando da tempo, senza successo, di “stabilirsi all’università” come insegnante. Invece, trovò fortuna come giornalista. Collaborò con giornali e riviste culturali e scrisse anche testi radiofonici. Tuttavia, il suo lavoro di giornalista non limitò la carriera di Benjamin come filosofo, poiché fu in grado di esprimere il suo pensiero filosofico nei media.

“Karl Kraus” è un testo criptico, complesso. Il saggio è diviso in tre parti con titoli molto particolari: “L’uomo totale”, “Il demone” e “Il mostro”. Ogni sezione è apparentemente sconnessa ed è composta da innumerevoli riferimenti all’opera di Kraus, molti dei quali impliciti. Contiene anche riferimenti a poesia, letteratura e filosofia, che possono renderne difficile la comprensione.

 

L’uomo totale

Questa prima sezione costituisce una critica importante del linguaggio della stampa. Benjamin aveva già scritto sul linguaggio in “Sul linguaggio come tale e sul linguaggio dell’uomo” dove sostiene che esiste una funzione comunicativa che trasmette informazioni e un’altra che trasmette l’essenza delle cose: ciò che Benjamin chiama linguaggio adamitico tipico della poesia in cui si rivela la vera essenza delle cose.

Il demone

Nella seconda parte del suo saggio, Benjamin identifica il processo di critica con l’immagine del “Demone”, che è precisamente il titolo di quella sezione. Kraus potrebbe essere visto, mentre svolge un’attività apparentemente insignificante, ovvero la citazione, ma attraverso la quale esprime l’esercizio di una critica severa. Questa procedura critica di Kraus ha due caratteristiche: da un lato, la citazione, e dall’altro, l’inversione dei contenuti criticati e Benjamin sottolinea che questa si materializza in due modi: da un lato, citando alla lettera, e talvolta decontestualizzandolo, Kraus tenta di restituire al suo autore, in modo invertito, il contenuto di ciò che viene citato. È così ad esempio che procede nel testo “Una lettera di Rosa Luxemburg.

Il mostro

La terza sezione del saggio è intitolata “Il mostro“. Per comprendere questa designazione, dobbiamo fare riferimento al testo originale tedesco, dove la sezione è intitolata Unmensh, che si traduce correttamente come “mostro” o non umano.  Benjamin mette in luce il non-umano in due modi: da un lato, si riferisce alla critica severa di Kraus, definendola l’atteggiamento del misantropo, cioè di chi odia l’umanità; e, dall’altro, propone una critica dell’umanesimo. Benjamin definisce la satira di Kraus come misantropia, per distinguerla dalla satira che mira a far ridere il pubblico. Benjamin, basandosi su Kraus, condusse una critica dell’umanesimo classico, che sarebbe stato sostituito da un umanesimo autentico. Questa critica sarebbe stata evidente nella satira dell’eredità dei diritti umani.

Questo elemento distruttivo, tuttavia, non si limita ad attaccare la società; comprende anche un elemento di redenzione caro a Benjamin che sottolinea quanto contrariamente all’umanesimo classico, esiste un umanesimo reale, ed è proprio questo che annuncia il messaggero Kraus: “Se il mostro difende la causa della distruzione, lo fa come messaggero di un umanesimo nuovo e più vero”.

Alcune considerazioni critiche finali:

Temi come la citazione, la critica, la costruzione dell’immagine – ovvero il montaggio – e la sua svolta verso il marxismo rimandano a testi come “Surrealismo” (1929) e anticipano il suo lavoro su Kafka, il Progetto Passage e le sue tesi sul tempo presente e persino sull’immagine dialettica.

Benjamin, parafrasando una poesia dello stesso Kraus, sottolineò che Kraus era rivoluzionario nella pratica ma reazionario nella teoria, collocandolo nella tradizione cattolica che ruota attorno alla colpa – che è ciò che caratterizza il diritto secondo Benjamin – il quale, per il filosofo berlinese, è una manifestazione del lato reazionario di Kraus.  Ma quando identifica Kraus con il mostro distruttivo – nel passo su Rosa Luxemburg – sembra che la pratica della critica sia rivoluzionaria. Ciò che è rivoluzionario qui consisterebbe nell’uso della citazione come elemento distruttivo.

La fortuna critica di Kraus in Italia:

Si deve soprattutto a Roberto Calasso la conoscenza soprattutto del Kraus aforista avendo pubblicato il suo libro Dettio e Contraddetti e nell’occasione scrisse una magistrale nota critica di cui riportiamo un breve estratto: “Il respiro più lungo. 

In un aforisma di Kraus si entra facilmente; ma non si riesce più a uscirne. Guizzi, intemperanze, vorticare di antitesi, paradossalità sistematica sembrano all’inizio delineare sommariamente una fisionomia: tagliente, sopraffattoria. Se però ci si inoltra nelle altre sue opere la chiarezza si dilegua: chi ha attraversato le più che trentamila pagine della «Fackel»; le duecentonove scene e l’epilogo dei Letzten Tage derMenschheit, dove il mondo e il teatro finalmente si accordano nell’irrappresentabile; i grandi saggi che rispondevano ai fatti del giorno e alla punteggiatura in una edizione di Goethe; le inesorabili «operette in prosa» su processi per lesa moralità; le nove raccolte di Worte in Versen, dove tante regole desuete della versificazione vengono rispettate e tanti temi inauditi vengono imposti alla poesia; le sterminate citazioni; i couplets aggiunti a Offenbach; i due pannelli introduttivi a ogni critica letteraria, dedicati a Heine e Nestroy; la contesa col furfante Békessy, editore di giornali, e con l’infame Schober, capo della polizia di Vienna; le nuove 9 traduzioni di Shakespeare, nella lingua che già aveva dato la più grande traduzione da Shakespeare; i polipeschi periodi della Dritte Walpurgisnacht, dove la differenziazione del linguaggio nomina per antifrasi la brutalità dell’oggetto, il nazismo; chi ha navigato fra queste parole onnivore e torna a visitare gli aforismi confermerà la chiarezza dell’immagine che se ne ricava. Ma ironicamente, poiché tale chiarezza appare ora risultato di una mostruosa compressione. Gli aforismi compendiano tutta l’opera, ma solo dopo aver percorso tutta l’opera ci si accorge che sotto di essi si aprono catacombe inesauribili.”) (Roberto Calasso prefazione a “Detti e Contraddetti”, Adelphi).

Kraus fu tra i primi a vedere e dileggiare un mondo in cui i poteri forti dominano la società, la pace è fondata sul massacro, nel quale “gli ultimi giorni dell’umanità” coincidono coi primi giorni del mondo della guerra preventiva perpetua, quello in cui ancora viviamo tutti noi, nel quale il benessere è il frutto della violenza generalizzata, il tempo nefasti di neofascismi, di vortici antidemocratici, di oligarchi e imperialisti che si spartiscono il mondo distruggendo l’Umanità.

 

Vorrei concludere questa breve nota con un aforisma di Kraus:

“La stupidità dorme e io vado al lavoro. Da lontano sento come il rumore di una pressa tipografica: è la stupidità che russa”. 

[da La parabola critica di Walter Beniamin di Donato Di Poce, (DP 2026)]

 

 

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