Torricella Sicura - Uno dei tre lavoratori è sceso dall'impalcatura per andare a trattare. Scorrono lentamente i minuti a Torricella Sicura. Una fattura non saldata da 11 mila euro è il motivo che ha spinto tre lavoratori di nazionalità egiziana a salire su un’impalcatura, minacciando di lanciarsi nel vuoto se non riceveranno quanto dovuto. La complessa trattativa va avanti dalla serata di ieri all'interno di un cantiere edile a Torricella Sicura, in località Piano Grande.
Un negoziatore del Comando Provinciale dei Carabinieri di Teramo sta conducendo i colloqui nel tentativo di convincere i tre uomini a desistere. Il militare li ha invitati ripetutamente a scendere per avviare un confronto con le parti coinvolte e le autorità, ma finora ogni tentativo è rimasto infranto. Al momento non è ancora stato accertato se i tre siano i titolari della ditta in subappalto o dei semplici manovali. A ostacolare le comunicazioni c'è anche la barriera linguistica: i cittadini stranieri non parlano italiano, motivo per cui è stato chiesto l'intervento sul posto di un mediatore culturale.
Secondo le prime ricostruzioni, la vicenda sarebbe legata a un meccanismo di doppio subappalto. La prima impresa, con sede a Torricella Sicura, avrebbe affidato i lavori a una seconda azienda di Bari. Quest’ultima avrebbe a sua volta subappaltato l'intervento a una terza ditta di Milano, per la quale lavorano i tre pachistani.
Nel corso della notte, altri operai della stessa azienda milanese hanno lasciato il cantiere per fare rientro nel capoluogo lombardo.
Sul luogo dell'emergenza, oltre ai Carabinieri, sono costantemente presenti i Vigili del Fuoco, i sanitari del 118 e il sindaco di Torricella Sicura, Daniele Palumbi. Il primo cittadino si sta attivando in prima persona per contattare la ditta capofila della catena di appalti, così da verificare l'esistenza di margini per il pagamento immediato della fattura contestata.
