Teramo - A dieci anni dal terremoto del Centro Italia del 2016, e che ha colpito anche la città di Teramo, la situazione degli sfollati in città è segnata da forti ritardi nella ricostruzione e persistenti disagi. A circa dieci anni dal sisma, a Teramo si contano ancora oltre duemila persone in attesa di una sistemazione definitiva o di rientrare nelle proprie abitazioni. Gravi criticità riguardano soprattutto il patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP), come nel caso dell'edificio ATER di Villa Gesso, per il quale sono stati stanziati ulteriori fondi, aggiuntivi rispetto a quelli del 2021, per sbloccare i lavori di recupero. Altri interventi interessano decine di edifici programmati nel territorio. Famiglie e cittadini continuano a denunciare i tempi lunghi della ricostruzione pubblica, i disagi legati ai trasferimenti in alloggi provvisori o la lentezza nell'erogazione dei sussidi e dei contributi di autonoma sistemazione (CAS), a fronte di una ricostruzione privata che procede a un ritmo differente. A marcare la situazione di disagio è la portavoce degli sfollati del quartiere di Colleatterrato Anna Di Ottavio che contesta una mancanza di comunicazione durata anni, durante i quali agli sfollati sarebbero state continuamente prospettate soluzioni imminenti. Ma quei tempi brevissimi, nel frattempo, sono diventati dieci anni di vita. E c'è persino il paradosso dell'ultima notizia positiva. È stato annunciato l'abbattimento del palazzo nel quale si trova l'abitazione della stessa Di Ottavio. «Non credevo alle mie orecchie. Ho fatto fatica persino a crederci, pensavo fosse una nuova fake news. Il condominio non era stato informato e ufficialmente non sapevamo niente».
